RICOSTRUZIONE PER CAPELLI DANNEGGIATI
Come ben sappiamo, i nostri capelli hanno in origine, una struttura perfetta che consentirebbe loro di crescere sani e forti, senza alcun problema.
All'esterno hanno una sorta di scudo, la cuticola, fatta di scaglie ben serrate, disposte come le tegole di un tetto. All'interno hanno cellule di forma ovale, che aderiscono fortemente l'una all'altra dando flessibilità al capello. In più, poco prima che "emergano" all'esterno le ghiandole sebacee provvedono a ricoprirli di grasso, in modo da proteggerli contro le aggressioni degli agenti esterni.
E' risaputo che stress, affaticamento, carenza di sostanze nutrizionali, aggressioni essiccanti dell'inquinamento atmosferico, del vento, del sole e delle tecniche di asciugatura si ripercuotono sulla salute e sulla bellezza del capello, provocando l'apertura delle squame della cuticola.
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Come eseguire correttamente uno shampoo
Prima Fase PRELIMINARE
Spazzolare e pettinare i capelli: questa operazione serve per districare e sciogliere i nodi che impedirebbero il movimento delle dita e per togliere già una parte di impurità.
Seconda Fase DETERGENTE
- Bagnare accuratamente la capigliatura in tutte le sue parti, facendo in modo che l'acqua penetri tra i capelli e bagni il cuoio capelluto.
- Distribuire una prima quantità di shampoo cercando di collocarlo uniformemente su tutta la capigliatura.
- Massaggiare delicatamente ma nello stesso tempo profondamente, muovendo dita e palmo della mano in senso rotatorio. Iniziate il massaggio dalla parte frontale, con entrambe le mani, per passare alle tempie e successivamente alla nuca. Attenzione a quest'ultima parte che, di solito, è quella che si sporca maggiormente. Ricordate che il massaggio deve essere eseguito sempre con i polpastrelli, evitando qualsiasi posizione in cui sia possibile graffiare con le unghie.
- Non allarmarsi se in questa prima fase lo shampoo crea poca schiuma.
- Terminato il massaggio, passare ad un abbondante risciacquo.
Terza Fase CONDIZIONANTE
- Passare ad una seconda applicazione di shampoo, avendo cura di interessare maggiormente la cute.
- Massaggiare ulteriormente per alcuni minuti, in modo da allungare i tempi sia di massaggio che di posa, in caso si trattasse di un trattamento particolare.
- Risciacquare abbondantemente finché il capello e la cute non presentano più nessun residuo di schiuma.
Composizione chimica del capello
L'analisi chimica del capello ci indica quelli che sono i costituenti principali, oltre all'acqua, del capello: cheratina, lipidi, minerali e pigmenti.
Cheratina
E' una proteina contenuta principalmente nella corteccia (della quale costituisce la massima parte); gli aminoacidi presenti nella cheratina sono 18 ma, in maggiore quantità: ritroviamo la cisteina, la cistina (derivata dalla condensazione di due molecole della prima con perdita di acqua e formazione di legami disolfuro), la serina, l'acido glutammico, la glicina, la treonina, l'arginina, la valina, la leucina e l'isoleucina.
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La cheratina presente in maggiore quantità nel capello è quella alfa, fibrosa, a basso contenuto di zolfo, con peso molecolare di circa 45.000, insolubile in acqua. Le catene polipeptidiche sono rese stabili da tre tipi di "ponti": legami idrogenati (conferiscono solidità), ponti fra catene acide e catene basiche (si rompono con gli acidi forti) e ponti disolfurici (quando sono lesi, ad esempio nelle "permanenti", il capello si arriccia). La cheratina può essere deformata con il vapore acqueo ("messa in piega"). |
Lipidi
Costituiti da trigliceridi, cere, fosfolipidi, colesterolo, squalene e acidi grassi liberi, sono quantitativamente documentabili con estrema difficoltà in quanto in massima parte derivati da quelli del sebo.
Minerali (oligoelementi)
Rappresentano una componente essenziale dei sistemi proteico-enzimatici. Esiste una correlazione diretta fra la quantità di oligoelementi presenti nel sangue e quelli presenti nel capello:
a) ferro (media 4-12 mg/gr): è più abbondante nei capelli rossi rispetto a quelli biondi e neri.
b) magnesio (media 30-45 mg/gr): è più abbondante nei capelli di colore nero (fino a 170mg/gr). Catalizza la trasformazione dell'ATP in cAMP, in seguito alla attivazione della adenilciclasi, e la degradazione dell'cAMP in 5-AMP ad opera della fosfodiesterasi (vedi).
c) zinco (media 150-180 mg/gr): è indispensabile per la corretta attività delle cellule germinative della matrice. In sua carenza il capello si indebolisce e rallenta il ritmo di crescita. L'eccesso di zinco determina carenza di rame a causa dell'induzione dell'enzima tioneurina che, a livello intestinale, lega il rame in modo preferenziale rallentandone o impedendone l'assorbimento.
d) rame (media 16-50 mg/gr): è indispensabile per catalizzare la conversione della tirosina a DOPA (nel processo di sintesi della melanina) e per consentire l'ossidazione della cisteina in cistina con formazione dei ponti disolfuro.
e) piombo (media 10-30 mg/gr): è più abbondante nei capelli di colore castano. Dato che la quasi totalità del piombo presente nell'organismo deriva da quello esogeno e poiché il capello ne rappresenta la sede principale di accumulo, la sua misurazione a livello della parte distale del fusto viene utilizzata per valutare la presenza di questo metallo nell'inquinamento ambientale.
La carenza di proteine e/o sali minerali sarà evidenziata al microscopio da un fusto sottile associato a bulbi molto piccoli (se il capello è costituzionalmente sottile i bulbi appariranno invece normali).
Pigmenti
Sono rappresentati dalle melanine (sostanze colorate), presenti nel pelo in forma diffusa o granulare. Sono insolubili in acqua, solubili negli acidi forti, decolorabili con acqua ossigenata.
I melanociti, utilizzando la tirosina (che è un aminoacido, cioè un costituente delle proteine) come precursore, sintetizzano due principali tipi di melanina: l'eumelanina, scura e presente nei capelli neri e la feomelanina, più chiara e presente nei capelli dorati, biondi o rossi.
I principali elementi chimici presenti nel capello sono:
1) carbonio 45%
2) ossigeno 28%
3) azoto 15%
4) idrogeno 6,7%
5) zolfo 5,3%
Sono presenti inoltre diversi oligoelementi fra cui si può determinare con metodi complessi (mineralogramma) la presenza di: Ca, Mg, Sr, B, Al, Si, Na, K, Zn, Cu, Mn, Fe, Ag, Au, Hg, As,Pb, Sd, Ti, W, Mo, I, P, Se.
Le percentuali degli oligoelementi presenti nei capelli sono una caratteristica soggettiva di ciascun individuo come le impronte digitali.
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"La cistina rappresenta il principale aminoacido presente nella cheratina (17,5%), seguita da serina (11,7%) e acido glutammico (11,1%). Treonina, arginina e gicina sono invece presenti in percentuali minori (6% circa)" |
L'80% circa del peso del capello è dovuto alla presenza di proteine (polimeri di aminoacidi) fra cui la principale è la cheratina composta da 18 amminoacidi.
I principali aminoacidi che compongono la cheratina sono:
1) cistina 17,5%
2) serina 11,7%
3) acido glutammico 11,1%
4) treonina 6,9%
5) glicina 6,5%
6) arginina 5,6%
Forfora, dermatite seborroica
Forfora (pitiriasis simplex capitis), dermatite seborroica
La forfora insorge normalmente fra i 10 e i 25 anni e migliora spontaneamente verso i 45-55; può tuttavia persistere fino alla vecchiaia.
E’ causata da un accelerato ricambio delle cellule epidermiche che, a causa dell’aumento di velocità di migrazione, non riescono a raggiungere la completa maturazione prima di distaccarsi. Si formano pertanto delle squame bianche o grigiastre (ammassi di cellule cornee), localizzate in chiazze sparse o, più spesso, diffusamente distribuite su tutto il cuoio capelluto. Il prurito è scarso o assente.
A causa della irregolare disposizione delle cellule cornee nella forfora, a differenza di quanto comunemente si ritiene, lo strato corneo è più permeabile di quello di un cuoio capelluto normale e occorre tenere conto di ciò per evitare l’assorbimento indesiderato di sostanze farmacologicamente attive applicate localmente in lozione.
Le cause sono sconosciute e, in particolare, oscura rimane un’ipotetica influenza “androgenica” suggerita da alcuni Autori. Neppure hanno fondamento scientifico le spesso citate responsabilità dell’apparato digerente e in particolar modo del fegato.
Più interessante appare il dato, scientificamente accertato, che nelle squame e fra i capelli dei soggetti con forfora è spesso presente in quantità massiva un micete (fungo), il Pityrosporum ovalis, il cui ruolo patogenetico non è tuttavia mai stato definitivamente chiarito.
La forfora può comunque essere presente anche in assenza di elevati quantitativi di Pityrosporum, per cui l’opinione più seguita è che non sia il micete responsabile della forfora ma che, al contrario, in molti casi un cuoio capelluto con forfora costituisca un terreno favorevole al suo sviluppo.
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"Anche la seborrea nelle forme miti è un fenomeno non preoccupante e va trattato come semplice problema estetico, è vero che è quasi sempre presente nei casi di calvizie androgenetica ma non è accertata un sicura correlazione con essa" |
La dermatite seborroica è quidi una irritazione del cuoio capelluto, che può talvolta interessare anche altre parti del corpo; è conosciuta in 2 forme distinte.
La prima è comunemente nota col nome di "forfora" (nome scientifico: pitiriasi secca); consiste in piccole squame di colore bianco sul cuoio capelluto, che provocano prurito.
La seconda è nota come pitiriasi steroide e consiste in squame giallastre e untuose, che a differenza della forfora non provocano prurito, ma possono interessare anche le zone ditro le orecchie.
Nella dermatite seborroica, la cui causa è sconosciuta, l’incremento del Pityrosporum Ovale è maggiore rispetto a quanto descritto per la forfora, mentre la velocità di secrezione sebacea non è necessariamente maggiore e può, anzi, in taluni casi, essere diminuita.
La composizione qualitativa del sebo è invece modificata: alla riduzione di trigliceridi, squalene e cere esterificate si contrappone l’aumento degli acidi grassi e del colesterolo (con conseguente formazione di prostaglandine - soprattutto PGE2 - attivazione del turn-over cellulare per attivazione dell’adenilciclasi di membrana, attivazione della glicolisi e infine incremento della moltiplicazione cellulare - in modo non dissimile da quanto presunto per la forfora).
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A sinistra, una immagine ingrandita al microscopio di Pityrosporum ovale. |
fonte: www.calvizie.net
Il ciclo di crescita (vita) del capello: Fisiologia del capello
Il cuoio capelluto di un individuo adulto ha una superficie oscillante fra 550 e 650 cm². Il numero di follicoli per cm² varia con l'età: 1135 alla nascita, 635 a 30 anni, 415 a 60 anni. Nei calvi questi valori possono essere anche notevolmente inferiori.
I capelli veri e propri sono in media 160-240 per cm² (cioè, in pratica, solo un follicolo su tre è "abitato" da un vero capello mentre negli altri due è presente solo un piccolo pelo vellus). Il numero totale dei capelli in un giovane adulto varia pertanto da 90.000 a 150.000 e scende a 60.000-100.000 con l'avanzare dell'età.
Il diametro medio, come già accennato, è 65-78 micron (meno di 50 micron nell'età senile). Il tasso di crescita normale varia da 0,30 a 0,35 millimetri al giorno.
Nel follicolo si alternano cicli di crescita e cicli di riposo. Solo di rado la stessa papilla dà origine a più di un pelo: normalmente ogni volta che un capello in telogen (ved. più avanti) è caduto se ne forma una nuova che dà il via a un nuovo anagen.
Il ciclo del capello viene suddiviso in tre fasi:
1) di crescita (ànagen)
E' suddiviso a sua volta in 6 sottofasi che iniziano con l'avvio dell'attività mitotica delle cellule della matrice e proseguono con la discesa della parte inferiore del follicolo che va a raggiungere la papilla, poi con la comparsa della guaina epiteliale interna e infine con quella del pelo che via via si allunga fino a raggiungere e superare l'ostio follicolare. Il periodo dura in media 2-4 anni nell'uomo e 3-7 anni nella donna.
Dato che il capello si allunga in media circa 1 cm al mese - ma può, nella donna, arrivare a 1,5 - si comprende come le lunghezze massime raggiungibili nei capelli possano essere assai differenti nei due sessi.
Questo capello, ben ancorato con le sue guaine, può essere asportato solo esercitando una forte trazione e il trauma sarà accompagnato da dolore;
2) di progressivo arresto delle varie funzioni vitali (càtagen)
Inizia con l'arrestarsi dell'attività mitotica delle cellule della matrice e dell'attività metabolica dei melanociti; segue la scomparsa della guaina epiteliale interna; poi la guaina epiteliale esterna forma un "sacco" che circonda le ultime cellule prodotte dalla matrice (in lento movimento di risalita); il bulbo rimane collegato alla papilla tramite una colonna cellulare, le ultime prodotte dalla matrice (al microscopio il capello assume il caratteristico aspetto a "coda di topo").
Questa fase dura il tempo necessario (funzione della profondità) al bulbo per risalire fino al colletto e termina con la perdita della guaina e, idealmente, con l'inizio di un nuovo anagen;
3) di riposo funzionale (tèlogen)
E' il periodo terminale durante il quale il capello si trova ancora nel follicolo pilifero ma le attività vitali sono completamente cessate. Questo capello, pur "morto", prima di cadere rimane ancora sul cuoio capelluto per un po' di tempo. I capelli in telogen vengono via (senza dolore!) se si esercita una trazione anche modesta.
Il bulbo, ormai atrofico, cheratinizzato, di aspetto translucido, si presenta come una capocchia di spillo alla base del capello facendo preoccupare spesso il paziente che crede, a torto, di aver perduto la parte vivente del capello, cioè quella germinativa, che in realtà è rimasta alloggiata in profondità nel cuoio capelluto pronta, se tutto procede regolarmente, a dare il via ad un nuovo anagen e ad un nuovo ciclo.
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Un altro modo di rappresentare il ciclo ci fa vedere che quando un "vecchio" capello è in telogen il follicolo è già in anagen IV, e ci fa capire che l'anagen ed il catagen sono fasi del follicolo mentre il telogen è solo una fase del capello, che cade fisiologicamente. |
Nell'essere umano, a differenza di molti mammiferi, il ricambio dei capelli avviene "a mosaico", cioè ogni follicolo produce il suo capello indipendentemente da quelli vicini; in questo modo non si alternano, come invece avviene per molti animali, periodi in cui si hanno i capelli a periodi in cui questi non ci sono (muta).
Una "accelerazione" del ricambio è tuttavia presente nella maggioranza degli individui in primavera e autunno (effluvium stagionale fisiologico). Il capello in telogen può cadere da solo o essere sospinto fuori da quello nuovo in crescita.
Approfondimenti
fonte: www.calvizie.net
La Dietoterapia
Vi sono dati inequivocabili per ammettere una correlazione certa fra stato di nutrizione e stato dei capelli. Nel paziente che lamenta eccessiva caduta dei capelli dovrà essere ricercato un apporto bilanciato degli aminoacidi, di tutte le vitamine e dei sali minerali.
Gli aminoacidi sono sicuramente necessari al trofismo del capillizio e in particolare la cistina, la cisteina, la metionina, gli aminoacidi solforati in genere e quelli della "gelatina di collagene".
Quando la dieta è carente in aminoacidi solforati i capelli diventano fragili e aumenta il numero di quelli malformati che prendono facilmente l'aspetto del moniletrix con tricorressi.
La somministrazione di aminoacidi solforati, comunemente di cistina, rende meno fragili i capelli malformati e permette un miglioramento dello stato clinico nei casi di pseudo alopecia da rottura dei capelli per fragilità. La somministrazione di cistina è stata proposta anche nel telogen effluvio acuto da intossicazione e da radiazioni.
Una carenza di zinco è causa frequente, specie nella donna, di telogen effluvio cronico. Senza arrivare al quadro "raro" della dermatite enteropatica, possiamo affermare che quando la zinchemia è inferiore a 0,6 mg/L la caduta di capelli, con l'aspetto clinico del telogen effluvio cronico, è costante! Una carenza di zinco potrà essere causata o da apporto alimentare insufficiente o da un difetto di assorbimento intestinale ed è spesso accompagnata da carenza di ferro e di magnesio. Il riscontro di una iposideremia quando cadono i capelli deve far sospettare una concomitante carenza di zinco, che sarà poi messa in evidenza dal dosaggio del metallo nel siero.
Il più delle volte l'anamnesi mirata sulle abitudini alimentari già permette di distinguere i casi carenziali dovuti a deficit di introduzione di metallo da quelli dovuti a difetto di assorbimento intestinale. L'ipozinchemia verrà corretta dalla somministrazione, a dosi adeguatamente alte, di zinco solfato e, nei casi non rari dovuti a deficit di assorbimento intestinale, dovrà poi essere mantenuta costante con dosi più basse, personalizzate e individuate mediante misurazione periodica dei livelli di zinchemia.
Anche un deficit di magnesio, seppur meno importante, pare possa essere causa o concausa di telogen effluvio cronico. La somministrazione contemporanea di acido ascorbico sembra migliorare l'assorbimento intestinale dello zinco e del magnesio, come del ferro.
Una valutazione razionale del paziente che lamenta caduta dei capelli non potrà prescindere dalla osservazione del suo stato di nutrizione. Dovrà essere raccolta una anamnesi dettagliata sulle abitudini alimentari, sullo stato dell'alvo, su variazioni di peso. Spesso anche l'esame microscopico dei capelli potrà dare dati indicativi.
fonte: www.calvizie.net
Lo Shampoo
Non ci si lavano i capelli con "una cosa qualsiasi" o con detergenti aggressivi senza subirne le conseguenze: la cuticola del fusto pilare (molto fragile) diventa a scaglie, si "abrade", i capelli, rugosi, diventano mal pettinabili, si spezzano o si sgretolano (tricoptilosi distale = doppie punte) alle estremità, il cuoio capelluto diventa arrossato e pruriginoso...
Con il progredire della cosmesi, alla funzione principale dello shampoo che è di pulire i capelli ed il cuoio capelluto (senza danneggiarli), si sono aggiunti progressivamente altri imperativi:
- abbellimento dei capelli mediante un apporto di brillantezza (il principale rimprovero fatto al sapone e di rendere opaco e "spento" il capello con depositi di calcio e di magnesio che lo fanno sembrare polveroso), pur lasciando i capelli soffici e morbidi, "gonfi", facili da districare e da pettinare;
-> esigenza del Consumatore nei confronti della viscosità e del potere schiumogeno di uno shampoo;
-> conferire morbidezza, volume ed elasticità ai capelli;
-> adattamento alla natura di ogni tipo di capelli: secchi, grassi, fini, fragili etc;
-> utilizzo in relazione a certi disturbi del cuoio capelluto (shampoo trattanti: antiforfora o antiseborrea).
-> infine, adattamento alla frequenza dei lavaggi (shampoo "dolci" o delicati, per uso frequente).
Miti e Leggende da sfatare
Domanda: E' vero che tagliare i capelli molto corti rallenta la caduta o aiuta a rinforzarli?
Risposta: Assolutamente no; non vi è alcun legame tra la caduta dei capelli dovuta a calvizie androgenetica e la lunghezza degli stessi. Tenere i capelli corti aiuta invece ad evitare che questi subiscano dei traumi, dovuti a trazione, con il conseguente spezzamento.
Domanda: E' vero che meno ci si lava i capelli meglio è?
Risposta: No; è dannoso lasciare i capelli sporchi, con ristagno di sebo in eccesso sul cuoio capelluto, che finisce per danneggiare il follicolo; allo stesso modo è però dannoso lavare i capelli frequentemente con shampoo aggressivi, come ad esempio il classico shampoo da supermarket.
E' al contrario di gran beneficio lasciare il cuoio capelluto in ottima pulizia e salute, tramite lavaggi frequenti, anche quotidiani, con shampoo neutri in alternanza ad uno shampoo con potenzialità terapeutiche nella cura della calvizie.
Domanda: Usare l'asciugacapelli è dannoso?
Risposta: Sì, se viene utilizzato a distanza ravvicinata del cuoio capelluto e dei capelli, per lungo tempo, sicuramente l'alta temperatura a cui capelli e scalpo verrebbero sottoposti non farebbero bene né agli strati superficiali della pelle dello scalpo né alla struttura cheratinica del capello. Può al contrario essere positivo asciugare i capelli con un asciugamano, evitando frizioni (che potrebbero spezzare i capelli) ma massaggiando dolcemente il cuoio capelluto per stimolare l'irrorazione dei vasi sanguigni dello scalpo.
Domanda: Indossare il casco fa cadere i capelli?
Risposta: No. L'unico caso in cui l'uso del casco potrebbe dare qualche problema ai capelli è l'uso per un periodo di tempo molto prolungato; indossare un casco molto stretto e per molte ore consecutivamente può portare ad una temporanea vaso-restrizione dei capillari del cuoio capelluto e di conseguenza i capelli risultano poco irrorati.
Ovviamente, per portare ad effetti evidenziabili, questo si dovrebbe verificare con una certa frequenza, ogni giorno, per lungo tempo. Comunque anche questo non è causa ultima di caduta di capelli, non si capirebbe altrimenti perché piloti professionisti di automobilismo e motociclismo, che indossano con regolarità e per diverse ore al giorno il casco, non presentino casi di calvizie in percentuale superiore ad altre professioni.
fonte: www.calvizie.net
Possibili cause di calvizie nella donna
Lo scopo di questo articolo è di aiutare le pazienti donne ad ottenere una diagnosi e un trattamento corretti per la loro alopecia. Clinicamente una caduta consistente avviene nel 20% delle donne adulte e si presenta in molte forme diverse. Il tipo di alopecia che abbiamo deciso di discutere qui è quello più comune chiamato alopecia androgenetica, che è responsabile per due terzi di tutte le cause di caduta dei capelli nella donna.
Per determinare il trattamento adeguato nella donna è essenziale ottenere prima una giusta diagnosi. Dato che in un terzo delle pazienti donne la caduta dei capelli è dovuta ad altre condizioni mediche potenzialmente serie, particolare attenzione deve essere riservata alle pazienti donna per escludere queste altre patologie prima di procedere alla cura della a.a.
Come implica il nome, l’alopecia androgenetica è una perdita di capelli le cui cause sono sia su base ormonale che genetica, e che si manifesta con un assottigliamento dei capelli terminali sia nell’uomo che nella donna. Sia nell’uomo che nella donna, l’assottigliamento può cominciare verso la metà o la fine dell’adolescenza, ma non è pienamente espressa fino ai 40 anni. Ci possono essere differenze significative di diradamento tra donna e uomo.
Cause
L’alopecia androgenetica (a.a.) è caratterizzata dalla graduale trasformazione dei capelli terminali (lunghi, spessi e pigmentati) in capelli atrofici (corti, sottili, non pigmentati). Sia gli uomini che le donne affetti da a.a. sono soggetti ad una aumentata sensibilità al deidrosterone (DHT). Per ragioni che non sono ancora del tutto chiare, quando il DHT attacca la proteina del recettore androgeno o il follicolo, si scatena un processo autoimmunitario che quindi attacca e distrugge la papilla dermica. È la perdita della papilla dermica che causa la trasformazione del capello terminale nel capello vellus, meno accettabile dal punto di vista cosmetico.
Nel diradamento sia della donna che dell’uomo, si verifica un aumento nella trasformazione del testosterone in DHT prodotto dagli enzimi 5 alfa reduttasi di tipo 1 e di tipo 2. Comunque, le donne hanno sulla cute solo la metà dell’enzima 5 alfa reduttasi rispetto agli uomini. Inoltre, le donne hanno una maggiore quantità di enzima aromatase nei follicoli rispetto agli uomini. Questo enzima converte il testosterone nei precursori degli estrogeni estradiolo ed estrione. Questa formazione di estrogeni a livello del follicolo, i minori livelli di 5 alfa reduttasi e una quantità minore di proteine dei recettori androgeni possono contribuire al diradamento più lieve delle donne. La maggior parte delle donne non diventano mai totalmente calve. Un’altra differenza degna di nota tra il diradamento di donne e uomini, è che nella maggior parte delle donne il diradamento si manifesta diffusamente nella parte centrale del capo, mentre gli uomini perdono i capelli secondo una linea ad M nella linea fronto-parietale o hanno un diradamento simmetrico al vertex.
Il gene o i geni responsabili dell’alopecia androgenetica sono autosomali dominanti. I geni autosomali dominanti possono essere ereditati da uno o da entrambi i rami della famiglia ed hanno una penetranza dell’espressione genetica variabile. Cioé, si può ereditare l’alopecia androgenetica sia dal padre che dalla madre. L’alopecia può anche manifestarsi improvvisamente anche in assenza di una storia di alopecia androgenetica familiare. I membri della stessa famiglia che ne vengono colpiti possono avere diversi gradi di diradamento, perché altri fattori genetici possono causare il manifestarsi della alopecia in un individuo pur non colpendo i suoi fratelli o sorelle.
fonte: www.calvizie.net
Chi siamo:
roberto system e' un affermato salone di acconciature a Zafferana Etnea. Con "pianetaprodotti.com" abbiamo pensato di offrire i migliori prodotti professionale per capelli, abbinata ad una consulenza specifica per ogni singola persona.
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